Il Sogno

La Musica della Vita


Quale canzone stai cantando? Il mondo è tutto nella tua testa

Speech Elio D’Anna, the world is in your head

 

Osserva una tua giornata…. Prendila come l’epitome della tua vita. Osserva le parole che pronunci… Classificale… Individua quelle che pronunci più spesso… Osserva i sentimenti che provi… Classificali… Individua quelli che sono più ricorrenti… Osserva i pensieri di una giornata… Classificali… Individua quelli più insistenti, quelli che affiorano con maggiore frequenza… Ti accorgerai che essi si ripetono e che nell’insieme sei un essere abbastanza monotono… Fai una classificazione delle sensazioni fisiche che provi in una giornata… Con un po’ di attenzione, ti accorgerai che c’è poco di nuovo anche nelle tue sensazioni. Questa indagine in effetti renderà evidente che la tua “macchina” è già programmata a sentire quelle sensazioni, a provare quelle emozioni, ad avere quei pensieri, a pronunciare quelle parole… Come uno strumento musicale che vibra ad un certo ritmo, e può emettere solo quel suono, tu stai occupando solo una strettissima fascia nell’infinito delle tonalità, delle vibrazioni, dei suoni possibili. Ti accorgerai che tutti i giorni canti la stessa canzone e che il mondo esterno, quello che chiami la realtà, non fa che obbedire a quel ritmo, a quel suono, a quella vibrazione. La realtà di un uomo, la sua capacità di fare e quindi di avere, il grado di felicità come il suo destino finanziario, corrispondono perfettamente al suo “rate of vibration”. Il mondo è stretto o meno stretto, largo o meno largo a seconda dell’ampiezza della tua canzone. Chiediti sempre “What song am I singing?”  È lo stesso che interrogarti sul tuo destino. Quando sarai capace di ascoltare quella canzone, quando sarai più attento alle note che emetti, potrai riconoscerne la monotonia. Allora sorgeranno anche la volontà e la capacità di allargare il pentagramma.

 

Come un pianoforte, che rispetto agli altri strumenti ha una vastità di ottave tale da usare due pentagrammi, così esistono uomini che hanno un’ampiezza espressiva più grande di altri. Uomini che suonano una musica che si estende su tre, quattro, cinque pentagrammi, perché il loro “sogno” è troppo vasto per essere contenuto nella stretta fascia di note che basta al resto dell’umanità. Due uomini fanno affari perché c’è questa fusione di ritmi, questa compatibilità di suoni, perché c’è quest’armonia. E un’azienda incorpora un’altra azienda per l’ampiezza della sua musica, una civiltà conquista un’altra civiltà e l’assorbe per la vastità del suo canto, per l’ampiezza delle ottave, per la qualità dei suoni, per la ricchezza, la forza della sua musica. Un giorno il nostro Essere sarà così ampio da poter ascoltare non solo la nostra, ma anche la canzone degli altri… il suono che emettono gli altri… la profondità e l’altezza delle loro ottave… il colore, il timbro, il ritmo delle loro note. Quando saremo pronti a sostenere la responsabilità di questa verità, scopriremo che una gran parte dell’umanità canta un canto di sventura, di dolore, di dubbio, di paura, che pensa e sente negativamente.

 

Tutto il mondo è nella tua testa, come la musica che suoni, le canzoni che ascolti. E il tuo destino è registrato come nei solchi di un vecchio disco in vinile. Osserva la difficoltà di cambiare anche un solo vocabolo del tuo lessico giornaliero, un accento, un modo di intercalare; osserva l’impossibilità di cambiare un atteggiamento, una reazione, di interrompere una routine, di uscire da una ripetitività meccanica di gesti, di suoni. Immagina soltanto cosa possa significare trasformare un pensiero, cambiare un’emozione…Osserva in te l’impossibilità di captare una nuova idea, di accettarla… di tuffarti nell’invisibile, di “sognare” qualcosa di originale… qualcosa di apparentemente impossibile… di suonare una sola nota che esca dal pentagramma in cui ti sei ridotto a vivere. Ti accorgerai che è più facile spostare una montagna. Ti accorgerai che il processo di invecchiamento, di irrigidimento, è iniziato da tempo e che presto non lo potrai più contrastare. Uomini ricchi e uomini poveri, politici ed impiegati, premi Nobel e uomini comuni, ognuno porta con sé la propria canzone, ognuno porta con sé la propria prigione, sigillato in una bolla d’aria, crocifisso nel proprio ruolo, nelle proprie abitudini. La maggior parte dell’umanità è obbediente a una programmazione già fatta dalla nascita, dall’infanzia, esegue una musica ipnotica appresa da cattivi musicisti, cattivi insegnanti, dai profeti di sventura, da genitori che non possono fare altro che trasmettere la canzone che a loro volta hanno imparato. Esistono musicisti grandiosi, titani che spaziano tra i pentagrammi dell’esistenza, che creano e captano la loro musica dall’immenso. E c’è una massa umana rassegnata ad eseguire una sola nenia triste, un motivo lamentoso appreso dall’infanzia e mai più modificato, martellando pochi tasti con un dito solo. Una volta capito questo, un uomo non può avere altro obiettivo nella vita che evadere da questa fascia ristretta in cui è imprigionata gran parte dell’umanità, dalla monotonia e dalla povertà della propria musica. Non c’è progetto più grande, non c’è una guerra più sacra che combattere i propri limiti e innalzare il proprio canto.

 

La caduta di Adamo ed Eva, il peccato originale, è la loro separazione dallo spirito. La perdita del paradiso è cantare sempre la stessa canzone. Questo è l’inferno, questa è la povertà, questa è la malattia, questa è la vecchiaia, questa è la morte. Se vuoi cambiare il mondo cambia la tua testa, cambia musica, e dedicati all’allargamento del “sogno”. È il “sogno” che crea la realtà. Solo il “sogno” può farci uscire da questa strettoia dell’Essere, dalla monotonia del nostro canto che diventa dolore nel corpo, paura nelle emozioni e dubbio nell’intelletto. Se ti osserverai, se ricorderai, conoscerai te stesso… e giorno per giorno diventerai sempre più bravo ad allargare le pareti del tuo sogno, a spostarne, a creare, a modificarne gli elementi… Tutti i giorni sarai sempre più capace di muoverti intelligentemente nel “sogno” e saprai che questo è più concreto della nostra illusione di agire nella realtà. Nel “sogno” sposteremo oggetti, creeremo relazioni, risolveremo problemi, guariremo, entreremo in mondi inaccessibili, ci tufferemo nell’invisibile… e la realtà non potrà che seguire di pari passo e prendere la forma e la dimensione del nostro sogno, come fa l’ombra con l’oggetto che la proietta. Conoscere sé stessi è scoprire che un uomo è solo nell’universo, responsabile di tutto quello che succede, di tutto ciò che desidera, di tutto ciò che gli appare. Occorre molto coraggio per cambiare musica…Abbi il coraggio di sognare. Abbi il coraggio di essere un individuo e di conquistare tutto quello che è possibile conquistare… nella tua testa. Transform the Earth in a Paradise… It is all up to you.

 

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